Prologo
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Il ragazzo scendeva lungo il sentiero di montagna che correva parallelo al torrente e, di tanto in tanto, si fermava a guardare un punto lontano giù nella valle ancora immersa nella foschia del mattino.
Scendeva da quel monte con la disinvoltura propria della conoscenza di quei luoghi e della consapevolezza che quelle prime ore del mattino racchiudevano un profumo e dei colori che non sarebbero più stati gli stessi quando il sole avrebbe cominciato a scaldare il suolo. Il rumore del torrente sovrastava tutti gli altri suoni del bosco ed il suo infrangersi sulle rocce trasmetteva quella forza e sicurezza che imprimevano una certa fretta ai suoi passi. Il suo pensare era in sintonia con l’ambiente che lo circondava e avvolgeva ed i suoi pensieri rotolavano di masso in masso lasciando su ogni pietra una piccola traccia al ricordo del loro passaggio. Il fluire di questi pensieri seguiva comunque un suo corso turbolento e quasi inarrestabile a cui il rumore del passo sul sentiero battuto faceva da tamburo segnatempo di questa orchestra. Il viso del ragazzo era bello e intenso il suo sguardo. Ogni volta che il suo sguardo si posava su qualcosa, si soffermava per pochi secondi e poi si distoglieva con difficoltà e quasi si avvertiva un leggero strappo. Il sentiero si apriva sulla destra allontanandosi dal torrente per poi curvare bruscamente sulla sinistra ed attraversare il torrente con un’angolatura netta. Il passaggio del torrente richiedeva di saltare con balzi precisi su tre massi posti in posizioni